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MUM PROGETTO ARTE – Fritz Hagl – Frattali e pigmenti

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Data / Ora
Date(s) - 27/06/2019 - 17/07/2019
10:30 - 22:30

Luogo
San Piero

Categorie


Si inaugura oggi la stagione 2019 del MUM PROGETTO ARTE, una serie di quattro mostre da godere in compagnia dei cristalli:

Frattali e Pigmenti di Fritz Hagl è un esposizione di opere pittoriche ispirate alla Natura dell’Elba, in particolare delle formazioni rocciose, dell’artista bavarese attivo fino al 2000 nel suo atelier di Capo Perla a Capoliveri.

Fritz Hagl, nato a Monaco di Baviera nel 1928, è scomparso a Portoferraio nel 2002.
Personaggio complesso, Hagl rimase a Monaco sino al 1941, quando la famiglia si trasferì a Garmisch-Partenkirchen. Qui fece il suo apprendistato presso il più celebre muralista di Baviera, Heinrich Nickel.
Negli anni difficili del dopoguerra, il padre prigioniero in Russia, sostenne la famiglia col suo lavoro di pittore.
Dal 1949 al ‘50 ha frequentato l’Accademia di Belle Arti monacense, ed ha eseguiti numerosi ritratti. Tra il ‘51 ed il ‘54 ebbe uno studio a Garmisch, quindi a Monaco-Schwabing. Tempo in cui, conosciuta la futura moglie, Nicole Oor, con essa fece un lungo viaggio culturale in Italia e, nel ritorno, si fermò all’isola d’Elba, ove decise di stabilirsi. Per Hagl fu la realizzazione di un sogno d’infanzia: secondo l’antico detto cinese: “Costruire la casa, piantare un albero e fondare una famiglia”. In tre anni costruì la casa con un grande giardino e l’orto. Vivere in tale ambiente era per lui divenuto indispensabile anche in ragione della sua ricerca pittorica.
Attratto dal mare, si comprò una barca con la quale potè studiare le rocce e le loro strutture, che tanto l’affascinavano. Il mondo mediterraneo fu di sfida e di stimolo per la sua creatività.
Anche la musica, per Fritz Hagl, fu sostanziale: classica, jazz ed ogni altra di qualità. Sua sorella Ingrid, cantante jazz, lo andava spesso a trovare col marito Karl Berger, ideatore e realizzatore della “Creative Music Foundation” di Woodstock. Suo fratello Klaus, batterista jazz, che aveva a lungo lavorato a Parigi con importanti musicisti, lo raggiunse all’Elba: si dette così vita sull’isola ad una densa vita musicale. Con Karl Berger, Hagl ha spesso ospitato musicisti famosi come, tra gli altri, Steve Lacy, Dave Holland, Frédéric Racewski, Butch Morris, Gerd Dudek.

Della sua pittura, attività in ogni caso primaria di Hagl, Domenico Guzzi, dopo aver rilevato le suggestioni di “passato” e “presente”, nonché la “coscienza pittorica dell’artista”, scrive :

“…le sue opere appaiono come “varianti” di un unico confronto. Al di là di tutto, e di quel che potrebbe sembrare ad una prima e non attenta “lettura”, Hagl aveva eletto la “natura” a proprio referente: «il Tema», com’egli la definiva. Questa «[…] divenne il mio materiale e la integrai sempre più nel mio lavoro: essa divenne il mio maestro e come tale l’accolsi […]». Può, quindi, lecitamente dirsi che Hagl, ponendovisi innanzi, giungesse a coglierne le diversità (dettate ora dalla luce e dalla morfologia del luogo; ora dal punto di osservazione); a scoprirne le pur minime innervature; ad osservarne i sostanziali se pur non avvertibili mutamenti; a scorgerla, infine, come fosse “fossile”. Non già, peraltro, in uno spirito di totale ed immediata dedizione figurativa, ma di elaborazione necessaria del visivo. Giungendo, quasi, al suggerimento d’una processualità operativa “circolare”, per la quale il dato visivo si offre come elemento di “recupero”, a seguito d’una elaborazione maggiormente articolata. Come a dire: la puntualità della forma che si precisa dall’informe. «[…] Col tempo -ha scritto- scoprii nuove possibilità nell’impostazione di un dipinto creando strati caotici intermedi che, durante il lavoro, andavano ordinandosi e modellandosi progressivamente […]». Di qui, anche, scoprendo la possibilità -reputando che i «[…] particolari comprendono già il tutto […]»- di mutare il “micro” in “macro”. La grande foresta, in fondo, può nascere pittoricamente dall’osservazione d’una foglia, amplificata nello spazio. Ed ecco, allora, quella sorta di palpitazione “venosa” dell’osservato e del dipinto. Sottintendendo una verifica a tal punto dilatata sul particolare da sembrar smarrirsi, a volte, l’assieme originante (l’immagine è, perciò, una totale reinvenzione) sino al limite della “dispersione” definitiva della concretezza del referente. In altri termini: i paesaggi di Hagl nulla devono, se non la suggestione, alla realtà “tradizionale” del paesaggio. Immagini cui il pittore giungeva per insistenza, tra l’altro, d’una fitta trama di segni, evocativi di aggetti e rientranze; per modulazione di tonalità chiare e scure a sottolinear quei segni, ad essi quasi dando in tal modo fisicità e volume; per concezione di spazialità, infine, che si direbbero “mentali” e che, invece, sono traslati di realtà […] nei dipinti dell’ottavo decennio si sarà potuta rivelare una meditazione su taluni antichi toscani, tuttavia osservati per occhio “fiammingo”. Ed è un paesaggio in orizzontale di colline e creste montuose del ’70, sotto un cielo abbuiato. Così come il “fiamminghismo” sarà stato in altro paesaggio del ’72-’75 cadenzato dalla verticalità di alberi e piante. Arrivando, non di meno, all’identità iconica di un “hortus conclusus”. Nei successivi anni Ottanta la sua indagine sembra non far più ricorso alla memoria “fiamminga” (quanto meno nella concezione d’assieme), ma aggiornare il linguaggio in termini di un assai lato “onirismo”, concretato nelle suggestioni di realtà e di astrazione. La pittura di Hagl -mentre pur acquisisce l’elemento umano che non tarderà, peraltro, a considerare sia integrato alla realtà naturale, sia “fantasmico”; per giunger, quindi, ad abbandonarlo- appare dilatarsi nello spazio, propriamente avviando il processo che sofferma l’attenzione sui caratteri morfologici. Ed è, tra gli altri, un dipinto del 1986, la cui composizione documenta una fitta trama di vegetazione, i cui verdi variegati anche s’avviano per “mistura” di blue e di gialli, contro un cielo intensamente cobalto che si ritaglia in forme geometriche. Si tratta, perciò, di un vero e proprio “divenire” per il quale, nei successivi anni Novanta, l’artista avrà trovato identità al proprio immaginario mediante soluzioni che rammentano, a loro modo, cert’effetto “planimetrico” e, altre volte, offrendo spazialità “verticale” alle proprie immagini. Coniugandole talvolta -il che afferma l’acuirsi d’ogni problematicità- dal basso verso l’alto. Insomma, Hagl non si è fatto venir meno -ed è, qui, un aspetto tra i più notevoli del suo fare- le difficoltà, superate e risolte per le chiavi della sua coscienza pittorica…”

Ecco il programma completo:

mum estate 19 elba

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Silvia Bracci

Grafica Pubblicitaria fiorentina di nascita, Guida Ambientale Escursionistica elbana d'adozione, mi occupo di tutto ciò che è Green e Natura, raccontando le meraviglie della montagna in mezzo al mare.

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