#naturelba: i Cetacei e il loro Santuario

Librandosi in alto, è il caso di dirlo, a volo di Gabbiano (Reale o Corso, fa lo stesso), la costa in un attimo diventa sempre più lontana e tutto diventa azzurro e fluido.

Sotto di noi, il mare è una tavola e il sole splende che è una bellezza. Ad un tratto, sagome grigie affiorano dagli abissi.. sono due, ah no, tre. Quattro! No, di più!! Tantissimi!! Sono delfini! Coi loro piccoli e tutta la famiglia, che seguono le rotte delle barche a vela, in questo grande territorio marino tra che dal 91 è il Santuario dei Cetacei.

Istituito in Italia dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio con il nome di Santuario per i Mammiferi Marini e noto in Francia come Santuario Pelagos, è un’area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano. In territorio italiano, il Santuario per i Mammiferi Marini è stato istituito nel 1991 come area naturale marina protetta di interesse internazionale, e occupa una superficie a mare di circa 25.573 Km2 nelle regioni Liguria, Sardegna e Toscana.

L’area marina protetta internazionale fu invece istituita nel 1999 grazie alla collaborazione dei tre paesi nella quale il santuario è compreso: Francia (Costa Azzurra e Corsica), Principato di Monaco e Italia (Liguria, Toscana e nord della Sardegna). Il Santuario riguarda 124 comuni francesi, 87 comuni italiani e 1 del Principato di Monaco.

Una serie di studi ha rilevato che in questa zona del mar Mediterraneo vi è una massiccia concentrazione di cetacei, grazie soprattutto alla ricchezza di cibo.

I mammiferi marini sono rappresentati da dodici specie: la balenottera comune, il secondo animale più grande al mondo, dopo la balenottera azzurra, il capodoglio, il delfino comune, il tursiope, la stenella striata, il globicefalo, il grampo, lo zifio. Più rari, la balenottera minore, lo steno, l’orca e la pseudorca.

Nel 1992 venne effettuato un censimento sulla superficie di quello che sarebbe divenuto il Santuario dei cetacei da parte dell’Istituto Tethys, da Greenpeace e dall’Università di Barcellona, che consentì la stima numerica delle stenelle (32.800 esemplari) e delle balenottere comuni (830 esemplari) presenti nella zona nel periodo estivo.

I dati raccolti da Greenpeace ad agosto 2008 però,  riportavano purtroppo la presenza solo di un quarto delle balenottere e meno di metà delle stenelle rilevate negli anni novanta, ma negli ultimi anni gli avvistamenti si sono moltiplicati, includendo anche la Mobula mobula (la manta mediterranea) e molte tartarughe marine. Ecco quattro protagonisti, per saperne un po’ di più.

 

Sul podio dei mammiferi più grandi della terra è al secondo posto, con i suoi 20 metri buoni di lunghezza per 50-60 tonnellate di peso, almeno qui dalle nostre parti. Eppure mangia snack piccolissimi come krill e pesciolini, trattenendoli con i fanoni.

La BALENOTTERA COMUNE ha decisamente un temperamento tranquillo e la maestosità di chi conosce gli abissi marini a menadito. infatti può immergersi a più di 200 metri di profondità, per oltre 15 minuti, prima di risalire e soffiare diverse volte e prendere aria. Nuota veloce, anche a 30 Km/h, da sola o in compagnia dei compagni o del cucciolo, che alla nascita misura già più di 5 metri. Quando si dice un bel bebè..

Si distingue dalle cugine boreali e tropicali per la pigmentazione bianca sul lato destro della testa, dal labbro inferiore alla gola, facilmente individuabile se la si incontra da vicino. E qui all’Elba non è per niente difficile, viste le correnti ricche di sostanze nutritive che la circondano, e gli avvistamenti di questo grande cetaceo si perdono nella storia. Capita inoltre, per la particolare conformazione che ha il golfo di Portoferraio, che alcuni giovani si perdano tra le banchine e i traghetti in partenza, disorientati dalle acque basse e dai rumori.Per fortuna, sono tipetti saggi, e riescono sempre a riprendere il largo.

Meraviglia delle Meraviglie, a #naturelba.

 

Chi non si ricorda Flipper, il celebre delfino protagonista della serie tv? Probabilmente era un cugino alla lontana dei TURSIOPI che vivono proprio qui, nel mare che circonda l’isola d’Elba.

Affusolati e idrodinamici ma potenti e massicci dal muso un po’ corto, tanto da essere riconosciuti come Nasi di Bottiglia, hanno udito finissimo e riescono ad inviduare prede e ostacoli grazie all’ecolocalizzazione: le onde sonore prodotte, conosciute come click, una volta rimbalzate sull’oggetto in questione tornano indietro cariche di informazioni, un po’ come succede per i pipistrelli ma a frequenze altissime che raggiungono i 200mila hertz (noi siamo in grado di udire suoni fino ai 20mila).

Mangiano pesci, si divertono in branchi, suddividendosi in femmine con cuccioli e brigate di maschi, giocano con le scie delle navi e le prue delle barche a vela, saltano, fischiano e fanno amicizia con l’uomo, che fortunatamente, non è ancora riuscito a mettere in pericolo la loro specie, nonostante caccia, inquinamento di ogni tipo e cattività mal gestita.

Meraviglie abbondanti, per fortuna, a #naturelba.

 

E’ la balena per eccellenza, chiamata Moby Dick ma anche Leviatano, raffigurato in dipinti, raccontato in storie, cacciato sistematicamente per la sostanza oleo-cerosa che contiene nella testa, che è anche la causa del suo nome. Il CAPODOGLIO, oltre ad essere decisamente Vip, detiene record da Guinness: è l’animale munito di denti più grande del mondo: un maschio adulto può misurare fino a 20 metri e pesare 50 tonnellate.

Possiede il cervello più pesante (circa 7 chili), si immerge più profondamente di ogni altro (fino a 3 kilometri), resta in apnea fino a due ore, e pare che sia anche quello più rumoroso. Eppure, si nutre soltanto di calamari più o meno grandi che inghiotte quasi interi, e utilizza i denti, che pesano un chiletto l’uno, solo per azzuffarsi con gli altri maschi e per difendersi dalle orche, le uniche che tentano di predarlo.

Qui nell’Arcipelago Toscano quindi, si sentono tranquilli e di notte si possono incontrare mentre dormono galleggiando alla deriva. Di giorno, si riconoscono per il lungo profilo sull’acqua e il soffio basso, potente e in avanti. E infine, caratteristico è il modo di immergersi, come nella bellissima foto in evidenza, scattata a Ottobre 2013, da Luciano Calisi, tra Capraia e la Corsica.

Meraviglie da Record, a #naturelba.

 

Piccole, agili e giocherellone, sono le STENELLE, diffuse in tutti i mari temperati del mondo e abbondanti qui, nel Santuario dei Cetacei. Si distinguono dagli altri delfini per le strisce colorate sui fianchi e intorno agli occhi, che variano dal grigio scuro, all’azzurro, al rosato.

Mangiano pesci, piccoli cefalopodi e crostacei, si immergono fino a 200 metri e possono restare in apnea anche per 10 minuti.

La loro peculiarità è l’abilità acrobatica: capovolta, salto fino a 7 metri in caduta libera, salto della mamma in corsa, salto della balena mentre soffia, nuoto sincronizzato, nuoto sulla coda, nuoto in scia al peschereccio, nuoto in prua alla barca a vela sono solo alcune delle loro discipline preferite.

Meraviglie olimpioniche di #naturelba.

 

Ph.Credit: Tenews, Luca Giusti, A.S.D. Il Careno Diving Philosophy, Luciano Calisi, NaturaMediterraneo http://bit.ly/1uA4r0F

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Silvia Bracci

Grafica Pubblicitaria fiorentina di nascita, Guida Ambientale Escursionistica elbana d'adozione, mi occupo di tutto ciò che è Green e Natura, raccontando le meraviglie della montagna in mezzo al mare.

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