Vino e palmenti dell’isola d’Elba

L’abbondanza e la qualità dei vigneti dell’isola d’Elba, e di conseguenza la preziosità dei vini prodotti, sono ben noti fin dall’antichità. Ricchi patrizi romani, uomini di mondo, generali e imperatori (Napoleone Bonaparte, n.d.r.), furono sedotti dalle note liquorose dell’Aleatico, oggi DOCG, e dai mediterranei accenti fruttati dell’Ansonica; commerci fiorenti e redditizi affollavano di imbarcazioni i porticcioli isolani.

Passeggiando nei boschi elbani, infatti, dal livello del mare fino alle cime più alte, si intravedono ancora intatti i salti di vigna, i terrazzamenti realizzati a secco che vennero intensamente coltivati a vite. Tra le vigne, organizzate in filari regolari, si alzavano i magazzeni, piccoli edifici rurali che si conservano tutt’oggi in alcune zone dell’isola.

Oltre a dare un riparo per la notte ai molti braccianti che giungevano per la vendemmia dai paesi vicini, ospitavano il palmento, la struttura utilizzata per la spremitura dell’uva che occupava spesso un intero lato del rustico (vedi il disegno di Silvestre Ferruzzi, nella gallery in alto).

Nella vasca di contenimento si raccoglievano e si zampicavano i grappoli, lasciando che fermentassero per circa una settimana. Dalla bocchetta circolare apposta sul lato esterno, il mosto defluiva in un’altra vasca in muratura che si apriva al di sotto del livello del pavimento, la tina, e da lì veniva travasato in botti solforate.

Mentre il vino maturava, le vinacce passavano nuovamente alla spremitura, questa volta tramite la premitoia: un’enorme pressa in legno di castagno azionata dal sassileva, massiccio blocco granitico munito di anello, ancora visibile all’entrata di alcune case nella campagna isolana.

L’ultima filtratura avveniva attraverso un groviglio di asparago selvatico incastrato a forza nella bocchetta: il novello, imbottigliato in damigiane rivestite di vimini, veniva trasportato a mare dai somari dei contadini, imbarcato, e venduto nei più grandi mercati italiani.

Oggi, a seguito di un lento declino tra gli inizi del Novecento e gli anni Settanta, è stato creato un Consorzio di Tutela al quale hanno aderito 30 produttori elbani, 16 dei quali imbottigliano in proprio. Ben 150 ettari di terreno sono iscritti alla DOC e la produzione annua si aggira intorno alle 400.000 bottiglie, molte delle quali accompagnano i momenti più belli della vita di autoctoni e turisti, portando con loro storie di antichi mestieri, saggezza contadina e orgoglio insulare.

 

Disegno e fonti storiche: Silvestre Ferruzzi, Synoptika, Portoferraio 2008

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Silvia Bracci

Grafica Pubblicitaria fiorentina di nascita, Guida Ambientale Escursionistica elbana d'adozione, mi occupo di tutto ciò che è Green e Natura, raccontando le meraviglie della montagna in mezzo al mare.

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