Giorgio Faletti e la sua Elba

C’è una chiesa tra gli ulivi
c’è un pezzetto di mare
c’è una barca in mezzo al golfo
con un pesce da pescare

E un antico galeone
appoggiato sul fondo
con ricchezze che appartengono
per sempre a un altro mondo

E c’è un uovo dentro un nido
sulla Costa dei Gabbiani
costruito con la paglia e con gli scarti degli umani

Io lo so
che questa è un’isola
Io lo so 
che questa è un’isola che c’è

C’è un cespuglio di lentisco
a due passi dal mare
con la polvere che sale su una strada da asfaltare

Ed un rosso tramonto che s’appoggia al paesaggio
mentre al molo un pescatore
tratta il prezzo dell’ingaggio

C’è una nave da crociera
che si muove all’orizzonte
e non sa con la distanza la bellezza che ha di fronte

Io lo so
che questa è un’isola
Io lo so 
che questa è un’isola che c’è

C’è in un cane che appartiene alla gente del paese
nell’estate che promette di durare ancora un mese

C’è nel tempo, c’è nel vento
c’è nel ventre spinto in fuori delle vele colorate
nell’inverno che ha il sapore delle cose abbandonate
nel salmastro verso terra, nel ligustro di una serra in primavera

C’è la ruggine ferrosa di miniere a cielo aperto
ed un panno di vigogna quando il cielo è più coperto
e c’è il fumo degli incendi sulla grande montagna
che si vede da lontano fino in fondo alla campagna

C’è la notte da scoprire e poi c’è il giorno da inventare
io lo so perché è da qui che casa mia si vede il mare

Io lo so
che questa è un’isola
Io lo so 
che questa è un’isola che c’è

Si commenta da sola la stupenda poesia in musica che scrisse Giorgio Faletti prima di salpare prematuramente per il suo Grande Viaggio. Una poesia dedicata ad un territorio che l’aveva accolto come sua seconda casa, che l’aveva affascinato, emozionato, catturato.

L’aveva scritta per i suoi amici isolani, convinto che l’avrebbe potuta cantare “solo un elbano“.

Amici che infatti, hanno poi realizzato l’opera: il gruppo musicale e teatrale Oltre le Nuvole, composto da Giancarlo Ridi (voce e chitarra), Alessandra Puccini (pianoforte e voce), Alessandra Emprin Gilardini (chitarra) e Jacopo Baroni (violoncello), escono in questi giorni su YouTube con un video realizzato dal regista Stefano Muti, autore di diversi Docu-Movies ambientati all’Elba (Il Fischio della Sirena, Napoleone – L’esilio dell’Aquila).

Fondamentale, è stata la collaborazione con il grande Lucio “Violino” Fabbri, che prima di firmare l’arrangiamento di pezzi come Le ragazze di Gauguin di Grazia di Michele, Il cielo d’Irlanda di Fiorella Mannoia e Perdere l’amore di Massimo Ranieri, lavora con Eugenio Finardi, Demetrio Stratos e la PFM. Attualmente, è il direttore musicale del programma televisivo X Factor, di cui realizza tutti gli arrangiamenti delle basi musicali.

Oggi, Da casa mia si vede il mare è diventato un cofanetto, acquistabile qui, voluto anche dai familiari di Giorgio e dalla moglie Roberta Bellesini, inseparabile compagna di vita.

La totalità dei ricavi, sono destinati alla fondazione Exodus, Sezione Elba, che da anni svolge  “attività di comunicazione sociale, di formazione, di promozione di programmi con adolescenti e giovani, di prevenzione e cura delle tossicodipendenze e delle forme di grave disagio sulla base di un approccio di tipo educativo”, alla quale Faletti è sempre stato molto affezionato.

Concludiamo con una frase che Giorgio scrisse agli amici di Capoliveri nella lettera in cui annunciava di non poter partecipare all’inaugurazione del Teatro Flamingo, a causa dei sempre più incalzanti problemi di salute.

Parlando della sua canzone:

“…spero che nell’ascoltarla, proviate la stessa emozione che ho provato io nello scriverla, quando, un giorno, mi sono affacciato alla finestra e, secondo la regola che “spesso si guarda, ma non si vede”, ho scoperto d’un tratto di essere in possesso di un grande privilegio: da casa mia si vede il mare.”

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Silvia Bracci

Grafica Pubblicitaria fiorentina di nascita, Guida Ambientale Escursionistica elbana d'adozione, mi occupo di tutto ciò che è Green e Natura, raccontando le meraviglie della montagna in mezzo al mare.

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